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Il problema delle “fonti” di Nietzsche La “biblioteca ideale” di Nietzsche - quasi una biblioteca “virtuale” che non può mai trovare corrispondenza in nessuna delle sue parziali concretizzazioni - già nei progetti di Mazzino Montinari avrebbe dovuto rappresentare tutto l'insieme di quei testi con cui Nietzsche ha avuto a che fare nel corso della sua vita, e che spesso e per più vie sono stati significativi per la sua speculazione filosofica. Montinari ne intuì l'importanza fin dai suoi primi lavori all'edizione critica - facendone poi, a partire dal 1983, l'oggetto di un progetto di ricerca internazionale, proseguito dai suoi successori ed allievi - consapevole che il “fenomeno Nietzsche” non avrebbe mai potuto trovare piena comprensione se non all'interno del suo quadro storico di riferimento, delineato con chiarezza dal panorama delle sue letture e delle sue frequentazioni. Naturalmente, una tale biblioteca non potrà mai essere ricostruita nella sua esaustività. Le testimonianze dello stesso Nietzsche o di terzi, il catalogo della sua biblioteca postuma, le indicazioni rintracciabili nelle opere o negli appunti - talvolta come excerpta di letture, più spesso come riferimenti impliciti o semplici tracce che traspaiono all'interno di un'assimilazione e di una rielaborazione originali - possono darci soltanto un'idea della ricchezza di relazioni e dell'intrecciarsi del dialogo di Nietzsche con i suoi referenti, contemporanei e non. Questa sezione ospita alcune delle “fonti” di Nietzsche: fornisce, cioè, riferimenti puntuali ad autori e testi di cui Nietzsche si è servito o con cui è venuto in contatto, e che la Nietzsche-Forschung internazionale si incarica di individuare (una specifica sezione dedicata alle “fonti” di Nietzsche è la “Beiträge zur Quellerforschung” dei Nietzsche-Studien. Internationales Jahrbuch für die Nietzsche-Forschung, de Gruyter, Berlin-New York, cui rimandiamo. Per una prima topica degli autori e dei testi con cui Nietzsche si è confrontato, si veda almeno il Gesamtregister Bände 1-20 (1972-1991) dei Nietzsche-Studien, de Gruyter, Berlin-New York, 2000). Risalire alle “fonti” del pensiero di Nietzsche non significa però negargli originalità. Significa piuttosto essere consapevoli di quanto Nietzsche fosse figlio del suo tempo, e di come il suo pensiero non nasca da improvvise quanto geniali elucubrazioni, ma sia il frutto ponderato di una ricerca e di un confronto critico costanti. L'individualità del filosofo, ci ammonisce Montinari, ne verrà anzi rafforzata "quanto più si sarà riusciti a cogliere la posizione di Nietzsche nella tradizione, nel suo tempo e nel futuro che da lui prende le mosse", nella misura in cui saremo in grado di rintracciare e riannodare i fili che lo legano alla storia e alle sue determinazioni. Ricerca delle “fonti” significa, ancor meno, indulgere in una sorta di acribia filologica: è, anzi, il primo passo necessario per una seria riflessione teoretica che non vuol cedere alle lusinghe della semplificazione. Già Nietzsche deprecava ogni “congerie di ipotesi costruite sulle nuvole”: egli riteneva che da queste potesse salvarci solo il filosofare storico, e “la virtù della modestia” che ad esso si accompagna. (MCF). |
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