




Nell’ appendice al suo ponderoso studio su Nietzsche, Losurdo apertamente accusa “editori, traduttori e interpreti” di una ben concertata opera di rimozione e nascondimento, come di “elemento allotrio e di disturbo”, del “mondo storico e politico” di Nietzsche. L’autore arriva a parlare di uno “zelo apologetico” e di una “preoccupazione pedagogica e catechistica” che prenderebbero “decisamente il sopravvento sul rigore filologico e storico”. La polemica è contro l’edizione critica Colli-Montinari: sia quella pubblicata da de Gruyter – che Losurdo ha utilizzato nella ridotta edizione tascabile (Studienausgabe) che ha un solo volume di apparati essenziali – sia, in particolare, contro l’ edizione italiana pubblicata da Adelphi.
Per quest’ultima in primo luogo sotto accusa è la traduzione che, sistematicamente e metodicamente, tradirebbe il testo originario edulcorando la durezza di certe espressioni. In realtà non di traduzione ma di traduzioni si deve parlare: opera, per quegli scritti a cui si fa riferimento, di più persone (Giorgio Colli, Mazzino Montinari, Sossio Giametta e Ferruccio Masini) che hanno poi proposto interpretazioni di Nietzsche tra loro ben diverse, alcune di queste non lontane da quella dello stesso Losurdo. Si dovrebbe pensare ad una sorta di “censura occhiuta” (Losurdo) e di un supercontrollo uniformatore dall’alto: altrimenti appare abbastanza improbabile che – ad esempio – un Ferruccio Masini, che poneva l’ “alchimia degli estremi” di Nietzsche al centro della sua riflessione, facesse poi opera metodica di edulcorazione di termini in Al di là del bene e del male. Se talvolta le puntualizzazioni sulla traduzione (con la loro carica di soggettività) possono essere accolte, altre volte sono speciose e pretestuose guidate da una forte, unilaterale, inquisitoria, interpretazione ideologica che trasforma ad esempio il “bisogno di lavoro” (Colli) degli uomini (strumento per perpetuare l’esistenza dolorosa della schopenhaueriana e metafisica “Volontà”) nella “necessità di trovare un lavoro” (Losurdo: per masse di disoccupati in “terribile miseria”?) (p. 7). Oppure quando Losurdo accusa Colli di tradurre “sociale Frage” con “problema sociale” invece che con l’espressione “questione sociale” che viene peraltro utilizzata altre volte nella traduzione italiana (sia da Giametta che dagli stessi Colli e Montinari). Losurdo, per la sua implacabile requisitoria, arriva ad utilizzare due refusi dell’edizione italiana: commune scritto con la iniziale minuscola invece che maiuscola e il refuso (probabile) per cui staatlos riferito ad “aristocrazia del denaro” viene tradotto da Colli con “apolitica aristocrazia del denaro ” invece che “apolide”. Nel primo caso l’edizione intenderebbe occultare al lettore italiano (quanto ignorante!) il riferimento alla Comune di Parigi; nel secondo si toglierebbe la caratterizzazione polemica di Nietzsche contro la finanza ebraica quando poche righe prima della presunta censura, Colli traduceva sempre a tal proposito, “quei solitari del denaro, veramente internazionali e senza patria”.
E’ interessante e sorprendente, quando c’è, l’uso degli apparati fatto da Losurdo. Dagli apparati tedeschi di Montinari egli deriva tutte le informazioni per la requisitoria contro la presunta censura dello stesso Montinari nel finale della conferenza Socrate e la tragedia: l’aver pubblicato cioè “stampa odierna” invece che “stampa ebraica”. Si tratta – come Montinari dimostra chiaramente - di una “autocensura” che Nietzsche si impone dopo le preoccupazioni e le sollecitazioni manifestate a proposito da Cosima Wagner L’autocensura di Nietzsche, esprimendo la sua volontà cosciente, non può, come tale, non essere accolta nel testo critico. Montinari ne dà le ragioni e mette in apparato, secondo i criteri dell’edizione, la prima stesura :“stampa ebraica”.
E qui arriviamo al piatto forte, all’argomentazione del Post-scriptum che portando la prova di una vera censura getterebbe l’ombra definitiva e discredito sull’operato di Colli e Montinari, su un’ edizione che, prima di Losurdo, era considerata un’impresa che onorava la cultura italiana. Si tratterebbe dell’occultamento di un frammento presente nell’edizione canonica (GOA) sul tema centrale della “crudeltà” verso gli altri e, soprattutto, verso se stessi. Di questo frammento si sarebbero “misteriosamente” perse le tracce nell’edizione critica. Un mistero che ha inquietato lo studioso che ha invano percorso la Studienausgabe (di cui ha utilizzato anche la versione digitale), che ha chiesto invano lumi a uno studioso di Weimar “che non ha saputo dare una spiegazione dell’accaduto”. Voglio togliere i dubbi a lui e ad altri: il frammento scomparso l’ho ritrovato con un ricerca di pochi minuti. Si tratta infatti della prima parte di una Vorstufe (lunga più del doppio e quindi spezzata dalla GOA) dell’aforisma 229 di Al di là del bene e del male e come tale si trova, nella sua versione originaria e corretta, nell’apparato critico della Studienausgabe (vol. XIV, pp. 365-366). Si trova anche, già dall’anno 1968, in traduzione italiana nell’apparato dell’edizione Adelphi diAl di là del bene e del male (vol. VI/2, pp. 403-404). La trascrizione diplomatica delle due pagine del manoscritto del frammento con gli altri frammenti del periodo (con un CD che riproduce i manoscritti originari) – trascrizione utile per gli studiosi che vogliono approfondire e per i dubitosi che vogliono verificare il lavoro dei due editori italiani – si trova anche nel volume, pubblicato recentemente da de Gruyter da Marie -Luise Haase, una valida allieva di Montinari che ne prosegue il lavoro sui manoscritti. La trascrizione diplomatica mostra come Nietzsche avesse cancellato con una linea netta il testo, tormentato, del frammento perché di esso si era servito per la stesura dell’aforisma 229.
Un unico mistero resta: come si possa scrivere un libro di interpretazione storica su Nietzsche di più di 1000 pagine, non sapendo bene utilizzare l’edizione (composta di testi e apparati), una edizione che si usa e si critica aspramente, ignorandone i criteri basilari e mostrando poca sensibilità alla differenza essenziale tra abbozzi, frammenti, varianti.
Giuliano Campioni
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